| Il Teatro |
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Tra gli edifici più interessanti oltre ai palazzetti nobiliari da ricordare il “Teatro” fatto costruire nel 1698 da Donato Berardino Angeloni il vecchio: era giudicato uno dei più antichi teatri italiani costruiti come tali sulle fondamenta nel periodo di gran voga del melodramma e della farsa. La costruzione era sorta secondo un progetto funzionale: un largo portale dava l’accesso ad una spaziosa corte scoperta, adatta per la sosta dei carri scenici e per il raduno della folla; al primo piano erano alcuni vani per trattenimenti e feste ed al secondo piano era la sala delle rappresentazioni. Sulla facciata si aprivano con fantasiosa asimmetria, un porticato e due loggiati ad arco tondo: ”dalla porta del cortile a quella d’ingresso, dal doppio vano della loggetta alla doppia teoria di finestre, è tutta un’armonia di curve dal raggio degradante” scriveva l’Agostinoni. Sul cornicione in pietra correva incisa in bei caratteri classici una lunga e solenne iscrizione. Corrado Ricci, storico dell’arte, descrivendo il teatro di Roccaraso, rievocò questa scena immaginaria: ”Veggo salire da Sulmona o dalle parti di Napoli le compagnie comiche col carro d’attrezzi e costumi. E’ il Carro di Tespi del capitan fracassa o il carro che scriveva Filippo Pananti nel Poeta di Teatro……” Possiamo aggiungere qualche notizia dei lavori che andarono in scena a quei tempi in questi teatri di provincia, sulla base di un manoscritto che ci ha conservato farse ed intermezzi musicali composti nei primi decenni del Settecento a Pescocostanzo come “Lo fegliuolo ‘mpertenente”, “Pulcinella fatto principe”, “S’usa così”, “I birbi”, “Le quattro nazioni”.
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